[ Torna alla programmazione. ]
Novecento
lunedì 11 luglio
serata inaugurale ingresso gratuito
Anno: 1976
Titolo originale: Novecento
Durata: 315’
Origine: Italia
Colore: colore
Genere: drammatico
REGIA
Bernardo Bertolucci
SOGGETTO E SCENEGGIATURA
Bernardo Bertolucci, Franco Arcalli, Giuseppe Bertolucci
FOTOGRAFIA
Vittorio Storaro
MUSICHE
Ennio Morricone
ATTORI E RUOLI
Gérard Depardieu: Olmo Dalcò (figlio di Rosina)
Robert De Niro: Alfredo Berlinghieri (figlio di Giovanni ed Eleonora):
Burt Lancaster: Alfredo Berlinghieri (il proprietario terriero):
Sterling Hayden: Leo Dalcò
Stefania Sandrelli: Anita Foschi:
Dominique Sanda: Ada Fiastri Paulhan (moglie di Alfredo)
Donald Sutherland: Attila Melanchini
Romolo Valli: Giovanni (figlio minore di Alfredo)
Alida Valli: Ida Cantarelli Pioppi
SINOSSI
Il film narra la storia di due italiani nati lo stesso giorno (il 27 gennaio 1901), nello stesso luogo
(una grande fattoria emiliana) ma su fronti opposti: Alfredo è figlio dei ricchi proprietari della
fattoria, i Berlinghieri; Olmo è figlio di Rosina, contadina vedova della medesima fattoria, e non sa
chi è suo padre data la promiscuità nella quale vivevano i contadini all'inizio del XX secolo,
segregati di notte e sfruttati di giorno come bestie da soma. In effetti, in una scena dove Giovanni,
il padre di Alfredo, pronuncia parole affettuose nei confronti di Olmo invitandolo dolcemente a
rientrare in casa, potrebbe far intuire che Alfredo sia il fratellastro di Olmo. Proprio le lotte
contadine e la Grande Guerra dapprima, e il fascismo con la lotta partigiana per la Liberazione poi,
sono al centro dei fatti che si susseguono, con al centro, e per filo conduttore, la vita dei due
nemici-amici, impersonati in età adulta da Gérard Depardieu (Olmo) e da Robert De Niro (Alfredo).
Burt Lancaster, nel ruolo del nonno di Alfredo, e Donald Sutherland nel ruolo del violento, cinico e
spietato Attila, chiamato con la sua ferocia asservita al potere a rappresentare l'arrivo devastante
del fascismo in un paese dove la ricca borghesia iniziava a temere le varie organizzazioni
socialiste a difesa dei lavoratori, sono alcuni degli altri indimenticabili volti di questa pellicola. Ma
non possiamo dimenticare il nonno di Olmo, Leo, il capofamiglia dei Dalcò, interpretato da Sterling
Hayden, la cugina di Alfredo, Regina, che Laura Betti dipinge con grande mestiere, la moglie di
Olmo impersonata da Stefania Sandrelli e Dominique Sanda, moglie di Alfredo troppo sensibile per
poter sopportare di restare al fianco del marito colpevole, ai suoi occhi, di non aver lasciato fuori
dalla sua fattoria le brutture e le nefandezze di quel periodo di travagli politici e sociali.
L'ultima parte del film si riallaccia alle scene iniziali, quando, durante il sospirato giorno della
Liberazione, Attila viene finalmente giustiziato nel cimitero, di fronte alle tombe delle sue vittime, e
Alfredo viene preso in ostaggio da un ragazzino armato di un fucile ricevuto dai partigiani. Olmo,
creduto morto, ricompare ed inscena un processo sommario al Padrone Alfredo Berlinghieri. Il
legame di amicizia prevale e Olmo "condanna" Alfredo ad una morte virtuale (in realtà sottraendolo
al linciaggio), inizialmente poco compresa dagli altri paesani, ma alla fine coralmente accettata con
una sfrenata e liberatoria corsa nei campi, sotto l'enorme bandiera rossa cresciuta e tenuta
nascosta durante il ventennio. Le forze dell'ordine sopraggiungono per intimare il disarmo ai
partigiani, ed è proprio Olmo ad accettare per primo di deporre il fucile dopo aver sparato in aria
per simboleggiare l'esecuzione della parte vile e malvagia del suo amico più caro. Alfredo ed Olmo
iniziano così a scherzare di nuovo, accapigliandosi come da bambini. Il film si chiude sui due amici
che, ormai anziani, continuano ad azzuffarsi nei luoghi dell'infanzia, con Olmo che continua, come
faceva da bambino, a sentire la voce del padre (mai conosciuto) in un palo del telegrafo e Alfredo
che goliardicamente si uccide come da piccolo si stendeva per gioco e imitando lo pericolato Olmo
sulle traversine dei binari del treno in arrivo.
ACCOGLIENZA
Nei cinema italiani il film venne proiettato, con grande successo, in due fasi successive
(Novecento Atto I e Novecento Atto II). Negli Stati Uniti si dovette proporre una sola pellicola ridotta
a quattro ore (comunque troppe per le sale americane) ma questo film non ebbe successo.
LUOGHI DEL FILM
Il film è stato girato in Provincia di Parma, in Provincia di Cremona, in Provincia di Reggio Emilia e
in Provincia di Mantova. La fattoria in cui si è svolto il film è l'azienda agricola Corte delle
Piacentine del 1820 situata a Roncole Verdi, frazione di Busseto. I luoghi sono quelli di Giovanni
Guareschi e Giuseppe Verdi. Infatti il primo è sepolto a Roncole Verdi, mentre il secondo è nato a
Roncole Verdi come ricorda lo stesso nome della frazione. Molte scene furono girate anche a
Rivarolo del Re (CR), Guastalla (RE) e a San Giovanni in Croce (CR).
Nel mantovano la troupe girò alcune scene al santuario delle Grazie di Curtatone e in una villa di
San Prospero di Suzzara mentre nel cimitero vecchio di Poggio Rusco venne girata l’esecuzione
del fascista Attila. Anche nel palazzo Canossa e nell'omonima piazza del centro storico di
Mantova, furono filmate scene del film.
CRITICA
"Metafora d'un mezzo secolo, con cui Bertolucci esercita il diritto di trasfigurare in visione l'idea che
a torto o a ragione se ne è fatta, non importa molto se 'Novecento' è meno fedele alla storia di
quanto si potrebbe pretendere da un documentario. Preme invece che abbia una sua tenuta
fantastica, una sua magnificenza di romanzo fiume per immagini, una potenza di chiaroscuro che
esprime la drammaticità degli eventi, e sia pure melodrammaticità, vista la destinazione popolare
dell'opera."
(Giovanni Grazzini - Cinema '76).
"Gratificato di un budget favoloso (10 miliardi, si dice), questo film-fiume si presenta con
l'appariscenza di risultati tecnici proporzionali all'accolta di interpreti e di specialisti dei vari rami: la
fotografia, l'interpretazione, l'ambientazione, la musica, e così via, sono perciò di notevole livello.
Ciò nonostante, prescindendo dalle carenze tematiche, si ha l'impressione che la colossale
impresa ecceda di molte ore le sue possibilità di presa. Infatti, se efficaci risultano alcune pagine di
pittura villereccia o di spaccato borghese, la reiterazione delle stessa sa di pleonasmo, di
didatticismo ad oltranza, di sproloquio comiziale e persino di furbizia commerciale. Assai più
deludente, poi, è l'esame contenutistico dell'opera che, in definitiva, riteniamo mancare a qualsiasi
ipotetico obiettivo per totale mancanza di equilibrio. Se vuol essere soltanto la descrizione del
mondo contadino della Bassa Emilia, lo coglie nelle deteriori manifestazioni di un folklore rude e
sboccato; ma lo trascura nelle ricchezze di genuinità, genorosità, spessore umano e pudore.
(Segnalazioni Cinematografiche, vol. 82, 1977)
"Un film di rilievo, ma non riuscito. Un film dove ci sono delle pagine molto belle, di un lirismo e di
un'umanità singolari ma dove, nel contempo, non si sente l'empito della sinfonia nibelungica,
l'assieme armonico di un tessuto narrativo corale, senza sbavature". (Pierpaolo Albricci)
[ Torna alla programmazione. ]
In caso di pioggia la direzione si riserva il diritto di annullare la proiezione prima dell'inizio del film.
A film iniziato non sarà rimborsato il costo del biglietto.
Ove possibile, la proiezione annullata per pioggia sarà ripetuta la domenica successiva.










