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Roma città aperta
lunedì 25 luglio
Anno: 1945
Titolo originale: Roma città aperta
Durata: 99’
Origine: Italia
Colore: B/N
Genere: drammatico, guerra
REGIA
Roberto Rossellini
SOGGETTO
Sergio Amidei, Alberto Consiglio
SCENEGGIATURA
Sergio Amidei, Federico Fellini, Celeste Negarville, Roberto Rossellini
FOTOGRAFIA
Ubaldo Arata
MUSICHE
Renzo Rossellini
ATTORI E RUOLI
Anna Magnani: Pina
Aldo Fabrizi: don Pietro Pellegrini
Vito Annichiarico: Marcello
Marcello Pagliero: Luigi Ferraris
Maria Michi: Marina Mari
Harry Feist: magg. Fritz Bergmann
Francesco Grandjacquet: Francesco
Giovanna Galletti: Ingrid
Nando Bruno: Agostino, il sagrestano
Turi Pandolfini: il nonno
Amalia Pellegrini: Nannina
Carla Rovere: Lauretta
SINOSSI
A Roma il regime fascista è caduto, gli Alleati hanno invaso l'Italia ma ancora non sono giunti nella
capitale, dove la resistenza è più attiva che mai. Manfredi, militante comunista e uomo di spicco
della resistenza, sfugge a una retata della polizia e si rifugia presso un tipografo antifascista,
Francesco. Il giorno seguente, Francesco dovrebbe sposare Pina, una vedova madre di un
bambino. La sorella di Pina, Lauretta, fa l'artista in un locale insieme a un'altra giovane, Marina,
legata sentimentalmente in passato a Manfredi. Don Pietro, il parroco locale, non nega mai aiuto ai
perseguitati politici e fa da portavoce dei partigiani. Rispettato da tutti, compreso Marcello e la sua
banda di piccoli sabotatori, riesce a passare facilmente attraverso le linee nemiche, senza destare
sospetti. Manfredi sfugge a un'altra retata tedesca mentre Francesco viene arrestato. Pina grida
tutta la sua protesta e cade sotto il fuoco dei mitra. Più tardi Francesco riesce a scappare e si
nasconde, con Manfredi, nell'abitazione di Marina. Scoppiano i dissapori e cresce il risentimento
della ragazza per Manfredi, tanto che Marina, per ottenere della droga, tradisce l'uomo
denunciandolo a Ingrid, agente della Gestapo, al servizio dei comandante Bergmann. Manfredi
viene così arrestato durante un incontro con don Pietro ed entrambi vengono fatti prigionieri.
Manfredi subisce terribili torture e muore. Don Pietro viene fucilato. Mentre Marina e Lauretta
cadono sempre più nell'abiezione morale, Francesco, Marcello e i suoi ragazzi continuano la lotta.
PRODUZIONE
Girato in bianco e nero e considerato uno dei capolavori del neorealismo, il film è il primo della
cosiddetta "Trilogia della guerra", poi proseguita con Paisà (1946) e Germania anno zero (1948).
Le riprese del film furono fatte in condizioni precarie, sia per il periodo, i tedeschi erano da poco
andati via, sia per la scarsa disponibilità del materiale tecnico compresa la pellicola. Non essendo
disponibili gli studi di Cinecittà, già spogliata dalle attrezzature e ridotta ad essere un grande rifugio
per gli sfollati, che non potevano essere accolti altrove, Rossellini e la troupe improvvisarono le
riprese di alcuni interni nel vecchio teatro Capitani, in via degli Avignonesi 32, dietro via del Tritone.
La scena centrale del film, con la corsa e l'uccisione di Anna Magnani dietro al camion che porta
via il marito catturato dai tedeschi, fu girata in Via Raimondo Montecuccoli, al quartiere Prenestino-
Labicano, ed è forse la sequenza più celebre del neorealismo nonché una delle più famose della
storia del cinema italiano.
Il film presentato al pubblico, nel settembre del 1945 senza alcuna anteprima, ebbe scarso
successo, solo successivamente dopo aver ricevuto vari premi e riconoscimenti fu apprezzato
unanimemente.
CRITICA
È un film che rievoca il tragico periodo dell'occupazione tedesca di Roma e ne dà un quadro e un
giudizio così giusto da suscitare immediatamente in tutto il pubblico il più vivo consenso e per il
ricordo della recente tragedia, anche commozione profonda. Lo squallore delle vie cittadine nelle
notti di coprifuoco e gli arresti, le torture, i delitti, le bieche figure di Caruso e di Dollmann, tutto qui
è ricordato, con oggettività priva di retorica e con implicita valutazione politica così assennata ed
equa che il film merita indubbiamente il plauso di tutti gli onesti. Valendosi intelligentemente
dell'abilità di due attori popolari come la Magnani e Fabrizi, il regista ha sorretto la semplicità della
trama drammatica su sequenze alternanti abilmente note comiche e addirittura grottesche alle
scene più forti e strazianti.
(Umberto Barbaro, l'Unità, 26-11-1945 )
La Magnani è immensa. Attrice sensibile, intelligentissima. E non venitemi a parlare di volgarità. La
Magnani va collocata, studiata e criticata sul piano del romanesco. Allora si vedrà che, nella sua
virulenza plebea, l'attrice deriva proprio dalla tradizione popolare più pura e quindi più nobile.
Giovacchino Belli scenderebbe dal suo piedistallo e s'inchinerebbe, con la tuba in mano davanti a
lei. C'è un momento nel film in cui il Vammoriammazzato! di Anna Magnani, rivolta a un tedesco,
toglie il respiro e rimane nell'aria, tragicamente come una condanna definitiva.
(Silvano Castellabeppe, Star, 6-10-1945 )
Rappresenta la grande sorpresa italiana del dopoguerra, l'inaugurazione (o meglio, la
consacrazione) del neorealismo. Rossellini si propone come il suo corifeo. Non ha alle spalle una
ideologia salda o nuova, al massimo si richiama ai valori del cattolicesimo, e forse neppure a
quelli. La forza del film risiede nella trasgressione di ogni regola, di ogni consuetudine, di ogni
luogo comune culturale.
(Fernaldo Starnazza, 'Dizionario del cinema)
PREMI
- Grand Prix du Festival al Festival di Cannes 1946 (ex-aequo con altri sei film)
- Nastro d'Argento 1946: miglior regista (ex-aequo con Alessandro Blasetti e Vittorio De Sica),
miglior sceneggiatura, miglior interpretazione femminile (Anna Magnani)
- New York Film Critics 1946: miglior film straniero
- National Board of Review Awards 1946: miglior attrice (Anna Magnani)
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In caso di pioggia la direzione si riserva il diritto di annullare la proiezione prima dell'inizio del film.
A film iniziato non sarà rimborsato il costo del biglietto.
Ove possibile, la proiezione annullata per pioggia sarà ripetuta la domenica successiva.










