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I vitelloni
lunedì 8 agosto
Anno: 1953
Titolo originale: I vitelloni
Durata: 103’
Origine: Italia, Francia
Colore: B/N
Genere: commedia
REGIA
Federico Fellini
SOGGETTO
Ennio Flaiano, Tullio Pinelli, Federico Fellini
SCENEGGIATURA
Ennio Flaiano, Federico Fellini
FOTOGRAFIA
Carlo Carlini, Otello Martelli, Luciano Trasatti
MUSICHE
Nino Rota, Franco Ferrara(direzione)
ATTORI E RUOLI
Franco Interlenghi: Moraldo
Alberto Sordi: Alberto
Franco Fabrizi: Fausto Moretti
Leopoldo Trieste: Leopoldo
Riccardo Fellini: Riccardo
Eleonora Ruffo: Sandra Rubini
SINOSSI
"Vitelloni" vengono chiamati, nelle città di provincia, quei giovani di buona famiglia che passano la
loro giornata nell'ozio, tra il caffé, il biliardo, la passeggiata, gli amori inutili, i progetti vani. Tali
sono, nella loro piccola città, cinque amici: Fausto, Moraldo, Alberto, Leopoldo e Riccardo. Fausto
amoreggia con Sandra, la sorella di Moraldo. Accade che la loro relazione non sia priva di
conseguenze: Sandra aspetta un bambino e, per volere del padre, Fausto deve fare il suo dovere,
sposando la ragazza. Ma né il matrimonio, né la paternità hanno la virtù di renderlo più serio.
Fausto è sempre lo stesso "vitellone", amante dell'ozio, delle avventure, dei passatempi. Tradisce
la moglie amoreggiando anche con la moglie del suo principale, il che gli fa perdere l'impieguccio
che il suocero gli aveva trovato. Dopo avergli ripetutamente perdonato i suoi tradimenti, Sandra un
bel giorno perde la pazienza e scappa di casa col bambino. E' un duro colpo per Fausto, che
comprende finalmente tutto il male che ha fatto a sua moglie: la cerca disperatamente, la trova, si
riconcilia con lei, mentre suo padre completa, a suon di bastonate, la lezione. Gli altri vitelloni
continuano a trascinare la loro inutile esistenza; ma uno di loro, Moraldo, un bel giorno parte,
senza salutare nessuno. Forse ha trovato la sua strada.
PREMI
- 2 Nastri d'argento: "Miglior regia": (Federico Fellini), "Miglior attore non protagonista" (Alberto
Sordi)
- 1 Leone d'argento alla XIV Mostra Cinematografica Internazionale di Venezia del 1953
- Nomination Oscar alla Miglior Sceneggiatura Originale (Federico Fellini, Ennio Flaiano e Tullio
Pinelli)
CURIOSITÀ
- Il termine vitelloni è un'espressione che veniva utilizzata a Pescara, città natale di Ennio Flaiano -
autore del soggetto del film - nell'immediato dopoguerra. Flaiano, infatti, ha immaginato lo
svolgimento della trama a Pescara sviluppandola intorno ad alcuni personaggi di finzione, ma
rappresentativi di un modo d'essere dei giovani della città degli anni cinquanta. Il termine vitellò
(vitellone), infatti, era usato a Pescara per indicare quei giovani nullafacenti che trascorrevano le
loro giornate al bar o, comunque, senza lavorare. A quel tempo, tra i giovani era facile salutarsi
dicendo "Uhe vitellò cum'a sti'?" ("ehi vitellone, come stai?"), sia perché la disoccupazione
giovanile era dilagante, sia perché il termine era entrato nel gergo comune. Nel dialetto
pescarese, il termine nel corso degli anni è scomparso.
- Il soggetto del film, era stato concepito per essere ambientato nella allora cittadina di Pescara.
Fellini decise di ambientare il film a Rimini, tuttavia le riprese si svolsero tra Firenze, Viterbo,
Ostia e Roma.
- Si tratta del primo film di Fellini distribuito all'estero. Campione di incassi in Argentina, il film
ottiene un buon risultato in Francia e in Gran Bretagna ed uscì negli Stati Uniti nel novembre
1956. Il famoso regista George Lucas ha paragonato il suo primo film di successo, American
Graffiti, a questo. (Tullio Kezich, Fellini, BUR, p. 195)
- Il personaggio di Riccardo è interpretato dal fratello di Fellini, Riccardo
- Nell'ultima scena del film la battuta di Moraldo che saluta Guido dal treno è doppiata da Federico
Fellini stesso per marcare l'elemento autobiografico della sua partenza dalla città natale.
CRITICA
Mi pare che Fellini rappresenti, assieme a Lattuada, Germi, Emmer, l'ala piccolo-borghese della
nostra scuola cinematografica realistica e democratica: la storia, la vita attraggono lui pure dalla
parte della realtà; d'altro canto è, anche lui, ancor legato ai pregiudizi dell''imparzialità', delle
idealistiche teorie dell'arte che se ne sta 'al di sopra della mischia'. Nei 'Vitelloni' una precisa
determinazione critica, sia in senso storico che in senso sociale, manca. Vi è sincera inquietudine,
lirica effusione, moralismo sentimentale, e qualche intuizione di un mondo nuovo, diverso. Ma non
vi è organica compiutezza, non consequenzialità, tutto tende a fermarsi a metà strada, e si
contraddice. Accanto a bellissimi squarci realistici, ecco momenti laterali, secondari, irrilevanti,
vere e proprie dispersioni naturalistiche. Ma in un periodo in cui il realismo critico procede
frammezzo a tante difficoltà, la cosa non può sorprendere.
(Glauco Viazzi, "Il calendario del Popolo", ottobre 1953)
Il film, sia o no per raffinati, piaccia o no alle platee, risulti o no spiacevole qualche inutile
grossolanità (l'episodio dell'attore vizioso e anormale), è tra i migliori dell'ultima produzione
italiana.
(Arturo Lanocita, "Corriere della sera", 28 agosto 1953).
Un film che ha la sua importanza. Anzitutto perché ha parecchie pagine molto intelligenti; poi
perché va alla scoperta di un suo saporito mondo provinciale, e infine perché è il secondo film di
un giovane che qui compiutamente si afferma.
(Mario Grasso, "La Stampa", 9 ottobre 1953).
Fellini, come al solito, si colloca decisamente al centro dei sentimenti, e perciò dei personaggi; (...)
egli esprime il sentimento del vegetare, dell'inerzia, del rischioso e sonnolento svanire della
gioventù.
(Brunello Rondi, "Cinema e realtà", 1957).
I Vitelloni' (1953), direttamente autobiografico, è una galleria di giovani disoccupati, irresponsabili e
velleitari figli di mamma (e il termine entrò nella lingua italiana), tra i quali campeggia il
personaggio di Sordi (Alberto), punto di fusione di violenza satirica, grottesco e patetismo. Il film si
chiude con la partenza all'alba di Moraldo, il meno intorpidito del gruppo, salutato alla stazione da
Guido, il piccolo aiuto ferroviere, simbolo di un mondo dove la fatica quotidiana è la regola. Dove
va Moraldo? La risposta doveva venire da un film di cui Fellini scrisse la sceneggiatura con Flaiano
e Pinelli ma che non realizzò mai: 'Moraldo in città', dove la città è Roma, la capitale. Il ragazzo
che all'inizio di Roma - dopo le vignette provinciali d'approccio - sbarca a Stazione Termini è una
reincarnazione di quel Moraldo Federico.
(Morando Morandini, in "Storia del cinema" a cura di Adelio Ferrero, Marsilio, 1978).
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