FUORILCINEMA I pugni in tasca

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I pugni in tasca

sabato 20 agosto

Anno: 1965

Titolo originale: I pugni in tasca

Durata: 105’

Origine: Italia

Colore: B/N

Genere: drammatico

REGIA
Marco Bellocchio

SOGGETTO
Marco Bellocchio

SCENEGGIATURA
Marco Bellocchio

FOTOGRAFIA
Alberto Marrama

MUSICHE
Ennio Morricone

ATTORI E RUOLI
Lou Castel: Alessandro
Paola Pitagora: Giulia
Marino Masé: Augusto
Liliana Geraci: la madre
Pierluigi Troglio: Leone
Jerry MacNeil: Lucia
Irene Agnelli: Bruna

SINOSSI
In una decadente villa della montagna piacentina vive una famiglia borghese la cui direzione è affidata, più che alla madre cieca, al maggiore dei quattro figli, Augusto, che, fidanzato da tempo ad una ragazza di città, attende con ansia il momento di abbandonare la casa per formare una propria famiglia nel capoluogo. Nella casa vivono: Leone, il più giovane dei fratelli, epilettico ed incapace di ragionare; Giulia, la quale, anche se apparentemente più normale, è a sua volta malata e psicologicamente ferma ad una preadolescenza che la lega morbosamente a Sandro. Questi, a sua volta pazzo ed epilettico, ha una mente lucida nel concepire diabolici piani tendenti a sopprimere i familiari. Sandro, quando se ne presenta l'occasione, spinge la madre in un burrone, affoga nel bagno Leone, e, dopo aver rivelato le sue prodezze alla sorella Giulia, si allea con la medesima per uccidere Augusto. Ma la fredda determinazione di Sandro atterrisce Giulia che, temendo di rimanere vittima della mania omicida del fratello, non interviene a salvarlo nel corso di una letale crisi del suo male.

PRODUZIONE
Il film venne realizzato in grande economia e circolò con una distribuzione indipendente. La famiglia Bellocchio contribuì alla realizzazione del film: il fratello di Marco Bellocchio, Tonino, finanziò l'opera con cinquanta milioni; l'interno della casa è quello della madre del regista[1]. Le riprese in esterno furono girate tra Bobbio e Piacenza. Il montaggio fu curato da Silvano Agosti che usò lo speudonimo di Aurelio Mangiarotti (un suo amico muratore che viveva in Francia). Per completare il lavoro, Silvano Agosti impiegò 26 giorni in totale autonomia.

PREMI
- Nastri d‘argento 1966: miglior soggetto.
- Vela d’argento per la miglior regia al Festival di Locarno nel 1965
- Premio “Cinema Novo” per la miglior regia al Festival di Rio De Janeiro
- Presentato nel 1965 al Festival di Venezia, New York e Londra

CURIOSITÀ
Per il ruolo di Giulia, Bellocchio aveva pensato a Susan Strasberg, per quello di Augusto a Maurice Ronet. Lou Castel, nel ruolo di Alessandro, è riuscito genialmente a modificare il suo personaggio, aggiungendovi una dolcezza imprevista che lo rende ancora più crudele e tagliente. Meravigliose le scene in cui si abbandona totalmente a sé stesso pensando di non essere visto (per esempio davanti alla madre cieca). Durante le riprese Castel aveva spesso reazioni esilaranti o violente, costringendo la troupe a interrompere le riprese o il regista a modificare una scena; Marino Masé reagiva male alle provocazioni di Castel, giungendo anche a schiaffeggiarlo.

CRITICA
Il film, pur denotando nell'esordiente autore un apprezzabile orientamento per una cinematografia culturalmente impegnata, è da considerarsi non del tutto riuscito dal punto di vista strutturale e contenutistico. Accanto ad alcune efficaci sequenze e ad una buona interpretazione dei protagonisti, si notano cedimenti di stile e di gusto, confusioni d'idee che denunciano insieme acerbità e insicurezza del regista.
("Segnalazioni cinematografiche", vol. 59, 1966)

Il film è la narrazione dei progetti, allo stato velleitario, delle risoluzioni pratiche, delle sublimazionie dei complessi di Alessandro che vuole eliminare dalla casa tutti i malati per aiutare Augusto. E' una cronaca ironica e crudele al tempo stesso, (...) ha scritto giustamente Moravia che Bellocchio ha consumato in questo film tutto ciò che è il mondo della giovinezza. (...) Lou Castel ha dato ad Alessandro una vitalità incredibile, per metà il film è lui, quel personaggio.
(Gian Battista Cavallaro, "Cineforum", 52, febbraio 1966)

Grande opera prima di Bellocchio dissacrante ed estremista, che lo impose all’attenzione internazionale. La dissoluzione della famiglia borghese viene attuata con una ferocia “sgradevole” e poetica insieme, che trova nel grottesco i suoi spunti migliori e nell’ottimo Lou castel il suo interprete ideale.
( Andrea Olivieri)

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In caso di pioggia la direzione si riserva il diritto di annullare la proiezione prima dell'inizio del film.
A film iniziato non sarà rimborsato il costo del biglietto.
Ove possibile, la proiezione annullata per pioggia sarà ripetuta la domenica successiva.